Atlantide in viaggio, oltre le colonne d’Ercole

Dopo diciotto anni, le Atlantidee sono pronte a salpare, oltrepassando le colonne d’Ercole verso il cuore della città, lasciando la propria terra d’origine. Stiamo ancora esplorando i mari, alla ricerca dell’approdo che ci consenta di sviluppare tutti i nostri progetti. Quelli che da sempre coltiviamo quotidianamente e quelli che sono nati e cresciuti proprio durante la difesa delle storiche mura di Atlantide, grazie alle energie accumulate nella mobilitazione nazionale degli affetti e della complicità contro il nostro sgombero. A dispetto di chi ha tentato di cancellare la nostra esperienza e di chi, ancora oggi, vorrebbe vederci scomparire.

Le condizioni stabilite per il nuovo insediamento sono precise: uno spazio più ampio, che possa ospitare contemporaneamente assemblee e laboratori, senza costringerci a cambiare la trama della nostra storia; una volta individuato lo spazio adatto, il trasferimento avverrà solo se e quando sarà funzionale e accogliente; non ci saranno bandi e nessun albo o nessuna associazione ci faranno da interfaccia giuridica.

Negli ultimi mesi del frontale conflitto esploso tra noi, Comune e Quartiere Santo Stefano nel 2011, sono accadute molte cose, alcune delle quali hanno sostanzialmente rafforzato il piano politico sul quale abbiamo scelto da subito di orientare la nostra r/esistenza creativa.

L’Operazione bando è stata clamorosamente azzerata, facendo saltare con sé anche il piano del ricatto legalitario, magistralmente rappresentato dalle due ordinanze firmate dal Comune durante la scorsa primavera2. Nel percorso di resistenza, anziché limitarci alla difesa dell’esistente e delle mura di Atlantide, abbiamo preferito rovesciare all’esterno il loro contenuto, esponendo il politico là dove si presume esso sia estraneo: nei corpi, negli affetti, nel sesso, nella produzione culturale, nella politica delle soggettività. In questo senso, smantellare l’operazione bando ci ha consentito di esporre i meccanismi, normalizzanti dei corpi e dei saperi, prodotti da un sistema tecnopolitico che cerca di scaricare le proprie responsabilità dietro la presunzione di un agire razionale.

A luglio, dopo una serie di incontri con il settore Cultura, abbiamo firmato un preaccordo nel quale, per la prima volta in un documento formale, veniamo indicate per quello che siamo: una libera formazione sociale con modalità di gestione autonome. Si è trattato di un primo passo nella direzione che avevamo già indicato ad aprile, quando abbiamo sciolto le associazioni e ci siamo impegnate nel percorso del Comitato per la promozione e la tutela delle Esperienze sociali autogestite. La stagione di “legalizzazione” dei centri sociali, infatti, inaugurata dal sindaco Guazzaloca all’alba del terzo millenio, era stata fondata su un espediente: ricondurre la propria esperienza di autogestione nell’alveo delle possibilità stabilite dal regolamento per l’affido degli spazi pubblici, costituendosi in associazione e iscrivendosi al relativo albo comunale. Un percorso che sembrava offrire garanzia di continuità ai progetti costantemente esposti all’emergenza delle minacce di sgombero, ma che per Atlantide, scaduta la convenzione nel vuoto politico del commissariamento, ha piuttosto segnato proprio l’inizio della contesa sullo spazio.

Nei mesi che abbiamo di fronte, vogliamo provare a scrivere una nuova pagina. Il rifiuto della delega e della rappresentanza che stanno alla base dell’autogestione, infatti, non trova alcun riscontro negli istituti associativi attualmente previsti: uno degli obiettivi del Comitato è proprio quello di “innescare un processo di innovazione giuridica” per il “riconoscimento dell’assemblea come unico luogo decisionale della responsabilità collettiva”.

Se dunque, da un lato sembra chiudersi la prima fase della nostra r/esistenza, quella allo sgombero, dall’altro si apre una nuova sfida politica: ottenere un chiaro riconoscimento dell’autogestione in quanto tale, continuando a trasformare le forme della politica, continuando a resistere alla normalizzazione del modello della sussidiarietà, fuori dalla logica dell’erogazione di “servizi”. Del resto il modello di organizzazione sociale sperimentato dall’autonomia transfemminista e queer risulta anzi antitetico alla implicita verticalità del rapporto tra erogatore e utente. La costruzione di percorsi collettivi di soggettivazione, di elaborazione e condivisione di saperi e pratiche di liberazione tra donne e lesbiche, gay e trans, intesa come strumento primario nella lotta contro la violenza maschile e la lesbo-omo-transfobia, non può essere chiusa dentro uno “sportello”. Analogamente, crediamo che la cultura musicale indipendente e del Do-It-Yourself non possa essere ri(con)dotta a spazi commerciali di fruizione passiva e che sia invece un antidoto ai processi di mercificazione e gentrificazione. Vorremmo, quindi, che l’attitudine DIY che da anni sperimentiamo nella musica diventasse trampolino di lancio per le progettualità più diverse, ponendosi in conflitto con l’esistente, rimodellando lo status quo, decostruendolo continuamente.

Siamo consapevoli che i mesi che ci aspettano non saranno meno difficili degli ultimi mesi di lotta per la difesa dell’esperienza di Atlantide, anzi siamo determinat* a proseguire quella lotta perchè non rimanga legata, fisicamente e nelle coscienze, solo al luogo nel quale ha trovato storicamente espressione, forma e contenuti.

Siamo cert* che le nostre passioni continueranno a spingerci verso la conquista dei nostri desideri e che tutto ciò che abbiamo costruito negli anni continuerà, come già è successo, a essere assimilato trasversalmente da parte di altre esperienze sociali autogestite, siano esse locali o internazionali.

Poiché la questione non è mai stata quella di salvare uno spazio o il nostro spazio, speriamo che la nostra resistenza alla messa al bando possa rappresentare un precedente virtuoso ma anche che il Cassero di Porta Santo Stefano sia destinato a un uso sociale e collettivo.

Siamo comunque certe che altri bisogni emergeranno e che ogni spazio lasciato vuoto, verrà prontamente recuperato, liberato e reinventato.

le Atlantidee

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Le Atlantidee aprono le Porte, ma possono anche attraversare i muri!

Leggi i comunicati più recenti della lunga r/esistenza Atlantidea :

“La finestra sulla piazzetta”: doppia morale neoliberale e frocizzazione dello spazio pubblico. (comunicato del 21.01.2015)

L’antifascismo non è una convenzione (comunicato del 22/10/2014)

Atlantide riapre le porte! (comunicato del 18/09/2014)

Atlantide va al Pride, ma il Pride dove va? (comunicato del 17/06/2014)

Le Atlantidee r-esistono. Fatevene una ragione. (comunicato del 24/05/2014)

Di Porte, Tavoli e Autogestione (comunicato del 21/05/2014)

Le Atlantidee aprono le Porte, ma possono anche attraversare i muri! (comunicato del 14/04/2014)

Tuttu in piazza per Atlantide (comunicato del 9/4/2014)

Lo sgombero non è un pesce d’aprile. Atlantide è uno spazio comune, non del comune (comunicato del 1/4/2014)

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“La finestra sulla piazzetta”: doppia morale neoliberale e frocizzazione dello spazio pubblico.

L’ultima invenzione impolitica e pseudogiornalistica contro Atlantide, che per comodità riassumeremo nella formula “pornosesso all’aperto“, ha tutti gli ingredienti per tenere banco e surclassare le precedenti e meno convincenti puntate: roba tipo “una cellula di terroristi tiene in ostaggio il quartiere” e “Angelino manda l’esercito“.
Qui, infatti, siamo più dalle parti de “La finestra sul cortile”, fortunato topos del cinema non solo hitchkochiano. Senonché, mentre Jeff, il fotoreporter protagonista del film, scopriva femminicidi dalla sua sedia a rotelle, non è chiaro cosa incolli davvero alle finestre con così tanta attenzione quegli anonimi residenti che denunciano festini a luci rosse nei parcheggi attorno ai casseri di Santo Stefano. Lungi da noi condannare il voyeurismo, nobilissima “perversione”  di secolare tradizione che, in forme decisamente più raffinate, tanto ha dato alla letteratura e al cinema.

La_finestra_sul_cortile

Tuttavia, al di là dell’aspetto puramente ridicolo della vicenda, vorremmo sottolinearne alcuni effetti grotteschi e paradossali, provando a sorvolare sul fatto che per una tale mole di “fatti” non viene fornita nessuna data, immagine o “prova” circostanziata.
Del resto, quando il voyeur “vede”, cos’è che vede? O meglio, quando vede, cosa crede di vedere, cosa proietta? Perché in questo caso, ci pare, è proprio di proiezione che si tratta: sulla “scena” (marciapiedi e piazzette) si materializzano tutto l’immaginario pornografico mainstream e tutti gli stereotipi associati alle sessualità “trasgressive” e non normative. La sessuofobia funziona così da sempre, proiettando sull’Altro “mostruoso” le parti eccedenti della propria sessualità normata.
Ci pare, infatti, che l’obiettivo inconsapevole dell’associazione giornalistica tra “rapporto sessuale completo”, “preservativi usati” e “deiezioni umane” sia in realtà il sesso anale (1): quell’innominabile analità che turba e rende insonni i cittadini per bene in quanto pratica non-riproduttiva e che ha il potenziale di decostruire  la maschilità (un maschio che lo prende in culo che maschio è?). Siamo di fronte, quindi, a un caso letterale di omofobia, in cui il motore dell’ansia sociale è proprio la paura irrazionale per la sessualità omo?

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Il video della corale Atlantidea a CoraZone

La Corale Atlantidea in gran (s)polvero a CorAzone 2014 – Internazionale dei cori sociali alla Scuola Popolare Di Musica Ivan Illich.
Dopo la spiega 01:16 in:
02:48 La canzone delle mondine queer
03:42 Fasullo
07:45 Tacchi rotti
10:38 Nessuno ci può sgomberare

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L’antifascismo non è una convenzione. Per uno sciopero dell’autogestione.

Vogliamo essere subito molto chiare: se l’amministrazione comunale crede che la minaccia di revocare le convenzioni stipulate con alcuni spazi sociali autogestiti cittadini possa funzionare come controllo repressivo del dissenso sociale e politico in questa città, o sia utile a segnare i “buoni” e i “cattivi” sulla lavagna dell’ipocrisia benpensante, si sbaglia di grosso.
L’ordine del giorno che è stato votato durante il Consiglio comunale di lunedì, frutto dell’ennesima “larga intesa” tra PD e centrodestra, è quanto di più antidemocratico possa essere partorito da un’istituzione che dovrebbe invece rappresentare una città che non solo è Medaglia d’Oro per la Resistenza, ma che è anche stata fatta ripetutamente oggetto della violenza stragista di matrice fascista.
In quella seduta del consiglio, surrealmente trasformata in aula di tribunale, poche parole e nessun atto di “fermezza” è stato riservato all’oscena sfilata razzista del partito neonazista di Forza Nuova, avvenuta nelle stesse strade-vetrina del centro cittadino in cui le forze dell’ordine erano invece impegnate a spaccare teste e braccia e a fare arresti tra gli antifascisti e le antifasciste. Una vergogna che quell'”atto di indirizzo” porta all’estremo: perché mentre si continua di fatto a garantire agibilità politica agli amici degli stragisti, si è invece scelto di criminalizzare una rilevante parte attiva di questa città. Che, paradossalmente, è proprio la stessa parte di città alla quale lo stesso Comune “delega” quotidianamente la gestione di emergenze, interventi sociali e servizi a cui non vuole e/o non è più in grado di fare fronte. Continue reading

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Sentinelle in piedi, froce in relax!

Oggi il gruppo di cattolici integralisti e filofascisti delle “Sentinelle in piedi” ha messo in scena il suo solito, triste, tetro flash mob contro la libertà di donne, lesbiche, froci e trans.

A sentir loro, l’Italia sta per trasformarsi in una società degenerata, dove non si distinguono più i maschi dalle femmine e la famiglia nucleare composta da “uomo” e “donna” è passata di moda: M A G A R I !

Per di più, amano dipingersi come vittime, discriminate a causa delle loro stesse “opinioni” omofobe e sessiste. A contestarli, si corre quasi il rischio di farli godere!

Per non compiacere il loro perverso gusto del martirio (o la loro astuta strategia mediatica), oggi ci siamo dette: che stessero in piedi loro, una volta tanto! che noi ci mettiamo comode!

Con cuscini, sdraio, cruciverba, ciabatte, teli, lavoro a maglia e carte da gioco, un allegro gruppetto di lelle, froce, trans e femministe si è accampato in piazza Galvani, al motto di “Sentinelle in piedi, froce in relax!”

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sab 27/9/14 – La corale atlantidea all’Internazionale di Canto Sociale

Sabato 27/9/2014 la corale atlantidea partecipa a CorAzone – Internazionale di Canto Sociale – VII edizione.

Alle 12.30 appuntamento all’Atlantide per le prove aperte (fra una portata e l’altra del pranzo sociale del dirimpettaio Circolo Anarchico Berneri!)

Per l’occasione, a grande richiesta, è scaricabile il favoloso canzoniere  della Corale Atlantidea.

COR-A-ZONE 2014 light OK

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Atlantide (ri)apre le Porte! [venerdì 19 settembre, ore 19]

L’estate è ormai trascorsa e, nelle piogge che l’hanno funestata, sono proliferati gli sgomberi di esperienze sociali autogestite, la maggior parte in città governate da giunte più o meno “arancioni”. Volturno Occupato, ZAM, Lambretta, Cinema America, Hobo, Bios Lab: da Roma a Bologna, da Genova a Milano, la lista è lunga. Anche laddove le stesse giunte hanno sbandierato la volontà di costruire tavoli di confronto e messo in piedi “trattative stralunate” (per citare l’esperienza del Teatro Rossi Aperto, sempre in bilico) l’esito è stato lo stesso: come dimostrano anche le vicende del Teatro Valle, non c’è nessuna volontà politica di misurarsi con la ricchezza sociale prodotta dalle esperienze di autorganizzazione e autogestione. Come hanno scritto le attiviste e gli attivisti del Progetto Rebeldia di Pisa, l’imposizione forzata di un unico modello sociale ed economico, proprio nel momento in cui la sua “crisi” viene più duramente pagata da milioni di persone che certamente non l’hanno scelto, passa anche attraverso gli sgomberi.
Le esperienze sociali di autogestione spesso nascono da un’occupazione, una pratica di riappropriazione che non ci stancheremo mai di rivendicare e sostenere soprattutto nel deserto del reale prodotto dalle politiche di austerità. Le occupazioni, infatti, sono spesso l’unico mezzo che abbiamo a disposizione per tentare di rispondere in maniera diretta a bisogni concreti a cui le istituzioni rappresentative non vogliono e/o non possono fare fronte, come nel caso delle occupazioni abitative, e aprire spazi di sperimentazione di nuove forme di legami sociali. In quest’ottica, è evidente che la distinzione tra occupazioni “abusive” e occupazioni “senza titolo” ha una funzione completamente strumentale, utile solo a chi crede che dividere i movimenti sociali in “buoni” e “cattivi” possa servire ad addomesticarli.

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Maschile Plurale Bologna per Atlantide

A pochi giorni dal 28 giugno, a Bologna si respira una malsana aria di normalizzazione e di espulsione di tutte quelle soggettività eccentriche che per tanti anni in uno spazio autogestito hanno rivendicato nelle modalità più favolose la loro r/esistenza.

Atlantide può rivendicare orgogliosamente un lungo percorso capace di intrecciare pensiero critico e pratica politica, ricerca e sperimentazione di linguaggi, capacità di sguardo altro rispetto ai modelli binari di genere attraverso una costante lotta antisessista e antirazzista. Continue reading

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Insequeerity “viene” con Atlantide

Dal collettivo Insequeerity (Trento)

Il 28 giugno 1969 un tacco è stato lanciato contro la repressione, rompendo la violenza della morale, della normalità che ci vuole assimilate, produttive, ricattabili e vergognose di noi stesse.

Il pride ha rotto quel sistema di violenza e repressione che ci voleva nascoste e vergognose in casa, quel sistema moralistico e moralizzatore che ci vuole più normali, più accettabili e
assoggettabili, meno “provocatorie e provocanti” in modo da presentarci per come ci vuole, ovvero mer* consumatori/trici con il massimo diritto ad altre consumazioni. Continue reading

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Ven 27 giu – Prove aperte della corale & preparativi pride

Venerdì 27 giugno le porte di Atlantide saranno ancora aperte, (r)esistenti e creative per le prove della favolosa corale atlantidea! Ripasseremo i tormentoni che già conoscete e interpreteremo nuove canzoni.
Inoltre metteremo mano a cartelli, trucco, parrucco e scenografie per animare il corteo che il giorno dopo, sabato 28 giugno, partirà da Atlantide per raggiungere il Pride.

Atlantide, 27/6/14, h. 18.30

Leggi il comunicato integrale
http://atlantideresiste.noblogs.org/post/2014/06/17/atlantide-va-al-pride-ma-il-pride-dove-va

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