Ciao Luki…

E’ vero quello che in tante e tanti hanno ricordato in questi giorni: Luki c’è sempre stata; l’abbiamo sempre vista, era impossibile non vederla, materializzava per tutte la potenza della visibilità lesbica nello spazio pubblico.

Partendo da posizionamenti apparentemente diversi abbiamo intrecciato e costruito insieme percorsi comuni, riconoscendoci e cambiandoci reciprocamente.

E’ l’attivista che da lesbica separatista ha saputo costruire alleanze con il movimento transfemminista frocio, contribuendo con le Fuoricampo lesbian group a momenti importanti di intersezione delle lotte come il coordinamento Facciamo Breccia, la rete putalesbotransfemministaqueer e la lunga resistenza di Atlantide.

Ciao Luki. Porteremo sempre con noi, nelle nostre lotte e nelle nostre vite, la tua forza, la tua determinazione e curiosità.

Questa mattina saremo insieme a tutte le altre per salutare Luki e stringerci intorno alle compagne che le sono state più vicine al centro delle donne in via del Piombo 5 dalle 11 alle 14.

Le Atlantidee

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Il Pride non è la Festa del Ringraziamento

Il Bologna Pride di quest’anno cade in una strana transizione di governo della città. Il piano liscio della apparente continuità “democratica” è stato infatti irrimediabilmente increspato dai precedenti cinque anni di amministrazione e la nuova giunta non può dunque sperare che il consenso ottenuto con gli appelli al voto di “paura” in chiave anti-leghista, peraltro piuttosto tiepido, possa avere effetti duraturi.
Crediamo che alcuni posizionamenti espressi in seno all’associazionismo nell’ultima fase della campagna elettorale siano espressione di una comprensibile necessità di conservare spazi di agibilità politica per la comunità LGBT e femminista in questa città e che questo la dica lunga su quanto i processi di ristrutturazione delle forme del potere in senso autoritario stiano invece restringendo il nostro campo d’azione.
Giova certamente, quindi, ricordare e ricordarci ancora una volta che quegli spazi, simbolici e materiali, mai ci sono stati concessi, ma che sono invece stati conquistati in decenni di mobilitazioni e di lavoro politico e sociale, di tutti e di tutte.
Il governo della città e del paese non può dunque aspettarsi “riconoscenza” e “gratitudine” eterna e incondizionata di donne, gay, lesbiche, trans*  per un “riconoscimento” temporaneo e condizionato attraverso atti minimali e da lungo tempo dovuti.

Il tentativo di costruirsi un’immagine gay-friendly giocando al ribasso sulle nostre vite attraverso la legge sulle unioni civili, infatti, non regge di fronte ai molteplici piani di esclusione che il “mercato” del riconoscimento, direttamente o indirettamente, porta con sé. Continuano infatti a non avere “cittadinanza” non solo tutte quelle forme di relazione e affettività che viviamo e che non riproducono il modello della famiglia eterosessuale, ma anche i figli e le figlie delle coppie omosessuali. Rimangono escluse le masse di froce lesbiche e trans precari*, ipersfruttat* o disoccupat*, le cui vite anche affettive e sessuali sono distrutte dalla mancanza di casa, reddito, tempo libero dal lavoro, di spazi di socialità e di soggettivazione politica non commerciali/non istituzionali. Vengono continuamente ostracizzate le froce, lesbiche trans* migranti che insieme a tutt* coloro che provano ad entrare nella fortezza europa o a camparci decentemente, vengono deportat*, perseguitat*, marginalizzat*, anche con la scusa della difesa di una presunta “civiltà” dalla “barbarie”.
Ma come non siamo disposte a lasciare che la nostra lotta contro eteronormatività e sessismo venga strumentalizzata dalla destra neofondamentalista per alimentare razzismo e islamofobia, non siamo nemmeno disposte a mostrare gratitudine per i tentativi neoliberali di includerci in un sistema che produce violenza e miseria.

Nello sconsolante panorama italiano, segnato da un discorso pubblico pesantemente omofobico, da una grave “arretratezza”, sia sul piano dei diritti civili LGBT, sia su quello della giustizia sociale, le campagne pubblicitarie costruite da alcune aziende in favore delle “nuove famiglie”, hanno infatti avuto grande visibilità nel recente dibattito sulle unioni civili. Un posizionamento ammiccante che è stato salutato da molti come coraggioso e autentico, quasi fosse disinteressato, tanto che nessuno si è azzardato a definirlo per quello che è: una pratica di pinkwashing aziendale che propaganda un’immagine dell’impresa favorevole alle diversità di genere e sessualità per ottenere un ritorno in termini di vendite e per ripulirla da altre pratiche molto meno presentabili rispetto al mantra della responsabilità sociale: quelle che rendono sistematico lo sfruttamento del lavoro precario con turni massacranti, la partecipazione alla speculazione finanziaria e lo sfruttamento dell’ambiente sociale e naturale.

Al premio di consolazione rappresentato dalle promesse di riconoscimento di progetti di vita privati, di talenti e competenze individuali, o di progetti collettivi in cambio della loro trasformazione in impresa o servizio, noi continuiamo a preferire il lusso della critica ai dispositivi di valorizzazione capitalistica di tutte le soggettività e continueremo ad opporre i legami di solidarietà e affetto e la sperimentazione di reti di neomutualismo che emergono dall’autogestione e dall’autorganizzazione transfemminista queer.

Per questo non smetteremo di aprire spazi, fisici e politici, per radicare i percorsi di lotta e autodeterminazione di gay, lesbiche, trans* e, al tempo stesso, continueremo a debordare e contaminare lo spazio pubblico: spazi fisici come Atlantide, che abbiamo abitato per molti anni, spazi politici di contaminazione del discorso pubblico, come le reti che abbiamo contribuito a costruire, dalla Favolosa Coalizione al Sommovimento nazioAnale. Spazi e percorsi di autonomia transfemminista queer ai quali anche il governo di questa città ha scelto di rispondere con muri e sgomberi, tentando di ridurne il portato sociale e politico a una questione di ordine pubblico.
Per questo, non ci sentiranno ringraziare per quello che ci siamo orgogliosamente conquistate, non ci vedranno festeggiare le briciole concesse con le unioni civili, ma continueranno, piuttosto, a vedere la propria faccia sbattuta sui loro stessi muri.

Le Atlantidee

L’appuntamento per chi vuole concentrarsi e partecipare con noi e la Favolosa Coalizione al corteo del Pride è per domani, sabato 25 giugno, al Parco del Cavaticcio, entrando dal cancello di via Azzo Gardino, dalle 14.30 in poi!

bricole

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Veniamo Comunque

Dopo aver fortemente voluto e rivendicato lo sgombero di Atlantide lo scorso ottobre, martedì il sindaco uscente si è spinto fino a invocare la repressione delle libertà democratiche fondamentali, ipotizzando che una manifestazione nazionale LGBT e femminista come quella del 21 maggio possa essere vietata per le beghe della sua campagna elettorale e il suo bisogno di scavalcare a destra chiunque, anticipando e legittimando l’istituzione di una “zona rossa” permanente attorno ai Casseri di Porta Santo Stefano.

La retorica delle regole e della legalità è evidentemente sfuggita di mano al PD, che ha perso del tutto il senso della misura, accecato dalla “volontà di punire” tutto ciò che non si allinea e non “collabora” a un progetto di città omologata, e forse anche infastidito tanto quanto Ilaria Giorgetti dalla presenza visibile e gioiosa, domenica pomeriggio davanti ad Atlantide, di lesbiche gay e punk. Dovranno rassegnarsi al fatto che sgomberare e chiudere gli spazi autogestiti non significa far uscire dalla scena (pubblica) i soggetti che li hanno fatti vivere e che anche fuori da questi spazi continuano ad auto-organizzarsi autonomamente.

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Bologna Brucia

Ci vediamo oggi pomeriggio 8/5/2016 davanti ad Atlantide per il Bologna Brucia, e lunedi’ alle 20.30 al Centro delle Donne, via del Piombo 7, per l’assemblea #CheGenerediCittà 3.0

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Dichiarazione di indipendenza della Popola delle Terre Storte

Declaracao de independencia da Pova das Terras TortasDeclaration of Independence of the People of Twisted Lands

Corrono tempi bui. Grigi signori in piedi con libri in mano, schierati a scacchiera nelle piazze, predicano di correre subito ai ripari perché imminente è la disfatta dell’ordine (v)eterosessuale e la vittoria dell’Internazionale Frocialista. E hanno ragione. Senonché di ripari, non ve n’è alcuno!

Corrono tempi bui. Mesi di travagliate discussioni affinché i parlamentari decretassero che le froce si possono unire in coppie docili e mansuete, senza pargoli da allevare. Ma ben prima della loro autorizzazione, abbiamo costruito e viviamo reti d’affetto multiple, fatte di amiche, compagn@, fratelle, sorelli, bambin*, amanti.

Corrono tempi bui. Società sessiste e eteropatriarcali si scoprono paladine della libertà femminile solo quando serve per mostrificare i musulmani e militarizzare le città. Ma la lotta delle donne contro la violenza maschile è da sempre autorganizzata. Femministe, migranti e froce di tutti i colori già sfilano insieme per distruggere i confini e per il transito illimitato tra i generi e i territori.

Corrono tempi bui. Vi sono luoghi di lavoro in cui ci dobbiamo fingere eterosessuali, altri in cui siamo obbligate a regalare la nostra eccentricità all’azienda, confezionandola secondo i desideri dell’ufficio marketing. E anche se il glamour gay, lo chic lesbo, il look underground fanno aumentare i loro profitti, misera è la nostra paga e precaria la nostra vita. Ora basta! Mentre si prepara la fucsia primavera, se proprio dobbiamo venderci, saremo noi a stabilire il prezzo e il modo.

Froce incivili, creative esaurite, camioniste fuori moda, vecchie checche senza contributi, trans* euforiche/i/u, massaie critiche, butch insolventi, puttane inflazionate, nonne ribelli, precarie messe al bando, ci siamo unit* e proclamiamo al mondo la

DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA DELLA POPOLA DELLE TERRE STORTE

Siamo finocchie selvatiche, femministe in erba, trans in fiore, genuine e clandestine: creiamo genealogie e parentele oltre le specie. Siamo trans-ecologiste e resistiamo alla radioattività della famiglia nucleare sperimentando forme sovversive di affetto, piacere, solidarietà, relazione. Siamo le guerrigliere della lotta anale contro il capitale.

Sottraiamo la nostra creatività ai brand della moda. La contessa di AccaEmme, la regina di Kos, da oggi si vestiranno da sole. Designer e parrucchiere, stiliste e commessi, allestiamo apparati effimeri per il funerale dell’eterosessualità obbligatoria.
Lesbiche virtuose del fai-da-te, non maneggiamo più trapani, seghe, martelli per vendere le merci del Re Merlin, ma li usiamo per costruire spazi liberati dallo sfruttamento e dalla competizione neoliberista.
Ci siamo già infiltrate nelle redazioni dei giornali femminili, delle radio commerciali, della televisione nazionalpopolare: interrompiamo la trasmissione dei ruoli sessuali e la programmazione delle nuove identità preconfezionate, produciamo format di sovversione.

Con i poteri che ci siamo date, aboliamo il culto dell’autoimprenditorialità e l’obbligo di trasformare tutto ciò che siamo e facciamo in qualcosa di spendibile sul mercato del lavoro. Startuppami ‘sta fregna!
Con le briciole di riconoscimento concesse dall’azienda e dalle politiche antidiscriminatorie ci facciamo i biscottini. Abbiamo comunque deciso di prenderci tutta la pasticceria.
Parliamo noi per noi stes(s)e e ci autoriconosciamo, le une con gli altri/e/u.

Sottraiamo per sempre i nostri saperi e quelli prodotti su di noi all’Accademia del Capitale, per restituirli alla libera circolazione. Non saremo più un caso di studio, perché le nostre vite eccedono qualunque teoria: autogeneriamo conoscenza su di noi, animali umani e non umani, e sul mondo.
Ci riappropriamo in forma collettiva e autogestita dei nostri corpi, della loro capacità di godere, di creare, di trasformarsi.
Nelle consultorie transfemministefroce, decostruiamo e ri-costruiamo i nostri corpi con tutte le protesi fisiche e chimiche che desideriamo, reinventiamo i canoni estetici, i piaceri, il concetto di salute e sovvertiamo le pratiche della cura.

Lavorare stanca: nella fucsia primavera proclamiamo l’abolizione del ricatto del lavoro.
Istituiamo un piano queerquennale che prevede casa, luce, acqua, rose, gardenie e fiori di lotta perpetua per tutti, tutte e tette.
Siamo stufe di stare in appartamenti cari e brutti: ci riprendiamo basiliche, ville, condomini sfitti e castelli per tutti, tuttu e tutte! A ciascuna, ciascuno e ciascunu secondo i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue fantasie.

Proclamiamo l’inizio della de-civilizzazione. Rifiutiamo la logica che divide le culture in “avanzate” e “arretrate” con la scusa dei “diritti” delle donne o delle cosiddette “minoranze” sessuali. Sostituiamo l’avanzata rettilinea del Progresso con percorsi obliqui, grovigli, passi di danza, vagabondaggi.
Ci prendiamo tutto lo spazio che ci serve. I pompieri sugli alberi miao, gli sgomberi ciao.

Noi, Popola delle Terre Storte, irrompiamo nello spazio pubblico oltre le forme autorizzate del vivere.

Siamo uscite/i/u dalle dark room, dalle palestre, dai ritiri in campagna, debordiamo dagli spazi autogestiti sgomberati, dalle strade e dai marciapiedi, dai luoghi perimetrati dove volevate ghettizzarci. Convergiamo in spazi comuni in continua espansione. Contaminiamo ogni luogo con la nostra favolosità: ogni via, ogni strada, ogni angolo ci serve per ridisegnare le geografie dei desideri e dei piaceri. Chi ci voleva a casa a spolverare i mobili, ci ha trovato in strada a polverizzare i ruoli di genere.

Siamo l’imprevisto nell’ingranaggio del capitale. Venite e godete con noi!

sommov7Sabato 21 maggio, Bologna

Manifestazione nazioAnale TransfemministaLellaFrocia

VENIAMO OVUNQUE!
Spazi corpi desideri autogestiti

L’orario e il luogo della città in cui si radunerà la Popola delle Terre Storte saranno annunciati al più presto, così come i contatti a cui fare riferimento per VENIRE da Roma, Padova, Trento, Perugia, Napoli ecc.

fb: SomMovimento nazioAnale
mail: campeggia[chiocciola]anche[punto]no
per info su Bologna: infosmaschieramenti[chiocciola]inventati[punto]org
per venire insieme da altre città: i contatti saranno diffusi al più presto
(le mail sono scritte strano per proteggerle dallo spam!)

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Assemblea pubblica #CheGenerediCittà 3 – verso il 21 maggio

CHEGENERE3

Fra pochi giorni arriva in discussione alla Camera il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili fra persone dello stesso sesso, una legge che sancisce ufficialmente l’inferiorità delle coppie omosessuali e transgender non riconoscendo il loro ruolo di genitori, frutto di un dibattito in cui sia i favorevoli sia i contrari hanno dato sfogo a un’omofobia e a un paternalismo istituzionali senza precedenti. Una legge svuotata, che serve solo a dare una copertura di “rosa” e un’immagine progressista alle politiche governative di austerità, strumentalizzando le lotte lgbt.

Nel frattempo la locale campagna elettorale mette in scena narrazioni da teatro parrocchiale, lontanissime dalla materialità dei bisogni sociali, che rappresentano la città come uno spazio neutro, pacificato, per evitare di guardare in faccia la disoccupazione e la precarietà selvaggia, l’emergenza abitativa, la bolla sgonfia delle start-up, il drastico restringimento dell’accesso al welfare e la consegna di ciò che ne resta in mano ai privati. Nessuna redistribuzione di reddito, nessun reale potere alla cooperazione sociale auto-organizzata, che viene evocata soltando come palliativo per la “povertà”. Alla brutalità delle politiche neoliberiste sembra ormai opporsi soltanto un tenue e caritatevole senso di pietà per i poveri, che lasciamo volentieri ai neofilantropi.

Anche se la politica degli sgomberi non ci dà tregua, noi come tante e tanti altr* continuiamo a esserci, a muoverci, a costruire progettualità e r-esistenze collettive, forti dei legami sociali che crescono negli interstizi imprevisti della città normalizzata, fuori dalla cultura della competizione neoliberista.

Al premio di consolazione rappresentato dal riconoscimento, o dalla promessa di riconoscimento, di progetti di vita privati, di talenti e competenze individuali, di progetti collettivi nati dal basso e poi trasformati in impresa o in servizio proprio attraverso il riconoscimento, desideriamo opporre i legami di solidarietà, di affetto, la sperimentazione di reti di neomutualismo che emergono dall’autogestione e dalle comunità queer.

Per tutto questo, reclamiamo spazi fisici e politici. Vogliamo disegnare un’altra città, una città fatta di corpi e desideri autogestiti. Per questo, stiamo organizzando con il SomMovimento NazioAnale una manifestazione nazio(a)nale trans femminista lesbica frocia il 21 maggio proprio a Bologna, la città dove lo scorso ottobre è stata sgomberata Atlantide, spazio storico e di fondamentale importanza per le lotte transfemministe, l’autoproduzione, l’autogestione.

La nostra esperienza, personale e politica, di froce, lesbiche, trans che non si accontentano di restare nello spazio domestico della coppia (per di più di serie B), di femministe che non si accontentano delle pari opportunità, di soggetti eccentrici che rifiutano di autolegittimarsi attraverso il successo autoimprenditoriale è espressione di un diffuso bisogno collettivo di spazi di socialità e di sessualità liberata, di autogestione e autonomia.

Un bisogno che abbiamo condiviso nelle precedenti assemblee #chegeneredicittà con tanti e tante altre realtà e singole che compongono la ricchezza sociale non mercificata e non pacificata di Bologna. Un’intersezione di lotte, desideri, prospettive, che vogliamo continuare ad abitare. Per opporre alla privatizzazione degli affetti la collettivizzazione degli spazi, per combattere la mercificazione della socialità, dei desideri, dello spazio pubblico, la messa a valore della cooperazione sociale, la neutralizzazione del conflitto.

E’ il desiderio di costruire nuove connessioni quello che ci porta a stare nelle strade e nelle piazze per risignificarle e risocializzarle, come ci indica l’indomabile movimento francese contro la legge sul lavoro. Per liberare la nostra creatività e i nostri saperi dagli ingranaggi della produzione, riconnettere la salute alla felicità, restituire l’immaginazione alla politica, smontare i meccanismi dell’esclusione sociale e della presunzione bianca che mostrificano chi viene da “altrove”. Per coltivare affetti e passioni inclusive e collettive, ciascun* a partire dal proprio posizionamento e dalla propria esperienza, oltre l’immaginario della famiglia nucleare bianca borghese e eterosessuale che struttura la scala della rispettabilità e orienta quel poco che resta delle politiche sociali. 

Siete quindi tutte tutti e tuttu invitat* all’assemblea pubblica di lunedì 9 maggio, presso il Centro delle donne di Bologna, in via del Piombo 7, alle ore 20.30.

Le Atlantidee

Laboratorio Smaschieramenti – NullaOsta

 

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sab 6 feb ’16 – Porte, Ponti e Buchi / Party Atlantidea

Possono murare le porte ma non fermare quello che amiamo fare. Atlantide  è ovunque e continua le sue attività, nomadi ed itineranti, verso un nuovo approdo. E così le feste più sfroce della città continueranno ad essere inarrestabili, come la capacità collettiva di sovvertire etero e  omonormatività.
Abbiamo attraversato porte, siamo temporaneamente sotto un ponte, ma sbucheremo da qualche parte, dove meno ve lo aspettate!
Domani alle 23 al B.U.C.O., via Emilio Zago 11, Bologna

dj Lour des
Tuasorella dj
dj Violent reason
RebelGlitter dj
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Che genere di città? (2)_Il documento

Nella prima assemblea pubblica #chegeneredicittà, a pochi giorni dallo sgombero di Atlantide, di via Solferino e dell’ex Telecom, realtà diverse fra loro come centri sociali, associazioni lgbt e femministe, reti di piccoli produttori agricoli e molte singole attiviste e attivisti hanno condiviso una prima analisi di quello che sta succedendo a Bologna, aspirante capitale degli sgomberi.

Nonostante la diversità delle esperienze coinvolte, in termini di aree di interesse e intervento, di modelli organizzativi e decisionali, di statuto giuridico, di grado di istituzionalizzazione e di rapporto con la “legalità”, siamo partite dalla constatazione condivisa che lo spazio per una mediazione sociale fra movimenti e istituzioni sembra essersi quasi completamente dissolto. I sindacati, i partiti, gli enti locali, che un tempo si incaricavano di questa mediazione, si sono dissolti o sottratti a questo ruolo, così che ai bisogni sociali, alle lotte, alla conflittualità e alla critica espressa dalla politica non istituzionale viene opposta ormai solo la formalità della legge e la brutalità delle forze dell’ordine e dei provvedimenti giudiziari.

Abbiamo denunciato i limiti e le storture delle forme messe in campo dall’amministrazione comunale per rapportarsi con la capacità di agire di una molteplicità di soggetti collettivi: i bandi usati come arma di ricatto, i patti di collaborazione che riproducono logiche clientelari, la sussidiarità come scorciatoia per abbattere i costi del welfare. E’ evidente quindi che la questione, prima che “quale forma giuridica”, è “quale mediazione sociale”, quale spazio, quale orizzonte per la relazione fra iniziativa politica dal basso e istituzioni.

Nel frattempo, il Comune di Bologna ha messo in piedi un’imponente operazione di comunicazione che tende a confondere le acque su cosa si  debba intendere per “iniziativa dal basso”, con l’effetto di screditare e relegare al rango di delinquenti o di “presuntuosi che non vogliono stare alle regole del gioco” le esperienze di reale autogestione.

Peccato che le regole del gioco siano state decise unilateralmente dal Comune, e che la collaborazione di cui le istituzioni si riempiono la bocca sia tutt’altro che un rapporto orizzontale e partecipativo.

“Collaborare è Bologna” plaude alla “cittadinanza attiva” e premia l’iniziativa “dal basso” dei cittadini assegnando spazi da “rigenerare” o semplicemente erogando riconoscimento attraverso incarichi ufficiali, ma non retribuiti, per svolgere compiti che un tempo avrebbero svolto i dipendenti comunali. L’iniziativa di quali cittadini e per fare cosa? Il tutto si potrebbe riassumere in “Cittadinanza attiva, ma non troppo”: perchè va bene se i cittadini di auto-organizzano per pulire le scritte dai muri, fare la manutenzione delle aree verdi, custodire i parchi pubblici o raccogliere generi alimentari per rifornire le Case Zanardi. Meglio ancora se si auto-organizzano per fare impresa sotto le mentite spoglie della promozione sociale in modo che, attraverso posti di lavoro iperprecari e retribuiti meno di 5 euro l’ora, vengano rigenerati i vari spazi di proprietà comunale in stato di abbandono: perchè senza costi da sostenere il Comune riesce a fare marketing anche su questo.
Ma cosa succede se i cittadini si auto-organizzano per chiedere perchè i poveri sono poveri, per aggredire le cause della povertà e non solo per alleviarne gli effetti, per creare spazi di socialità autogestita in disaccordo con la cultura dominante? In questo caso la risposta è fatta di repressione, criminalizzazione, sgomberi, come esemplifica bene la più recente vicenda dello sgombero di via Agucchi. Continue reading

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15 dic 2015 #chegeneredicittà

Nella Bologna capitale degli sgomberi, la furia cieca della legalità continua ad abbattersi a colpi di manganello sull’autorganizzazione dei bisogni sociali e la “vacanza” della politica istituzionale è ormai uno stato d’eccezione permanente.
Se è stato importante incontrarsi per discuterne all’indomani dello sgombero di Atlantide, come abbiamo fatto con l’assemblea “Dopo quel muro, che genere di città?” del 21 ottobre, diventa sempre più urgente ritrovarsi per immaginare risposte collettive alla normalizzazione dello spazio pubblico, alla gestione privatistica e autoritaria dei cosiddetti “beni comuni” e al restringimento dell’agibilità politica di tutte e tutti. Oltre la campagna elettorale, oltre la sussidiarietà e la falsa “collaborazione” propagandata da questa ignava amministrazione. Ci vediamo il 15 dicembre, alle ore 20.30, presso il Centro delle donne, in via del Piombo 7.

::: leggi il documento di convocazione :::

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Smaschieramenti Senza Tetto

Dopo lo sgombero di Atlantide e in attesa di una nuova casa, le riunioni del Laboratorio Smaschieramenti si stanno svolgendo grazie all’ospitalità di spazi e gruppi solidali:

MER 18 nov al Mit
MER 25 nov alla Sim (Scuola Italiano Migranti di XM24)
MER 2 dic (o un altro giorno di quella stessa settimana) a VAG61
MER 9 dic al Mit
MER 16 dic alla Sim
MER 23 al Vag61

Se volete partecipare al Laboratorio Smaschieramenti, scriveteci: infosmaschieramenti[at]inventati[punto]org

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