Sapori e Dissapori – dibattito, cena benefit e un po’ di musica @ VAG

Martedì 17 ottobre 2017 @ VAG, via Paolo Fabbri 110, Bologna.

ore 19.30 – Dibattito sugli spazi autogestiti con il Comitato per promozione delle Esperienze Sociali Autogestite (ESA), XM24 e Lazzaretto.

ore 21 – cena vegana di autofinanziamento per i progetti di Atlantide/Lab. Smaschieramenti e per le spese legali, a seguire video & musica fino alle 24.00.

A due anni dallo sgombero dei collettivi che animavano Atlantide al cassero di porta Santo Stefano, siamo più vive che mai, assieme ai percorsi politici, alle idee e alle pratiche che abbiamo continuato a portare in città e ovunque.

Siamo vive nella consultoria transfemministaqueer, nelle lotte contro la violenza strutturale e maschilista, nel percorso Non Una di Meno, nelle lotte per la difesa degli spazi sociali autogestiti, nel movimento transfemminista queer.
Siamo zombies che continuano a vagare per tutte le cantine della città supportando con ogni mezzo possibile una musica dichiarata morta 40 anni fa, proprio quando ci si stava cominciando a divertire, cercando ogni anfratto da far vibrare al suono di accordi dissonanti, trasmettendo coscienza politica, passioni e autogestione.

Stiamo costruendo un centro di ricerca e archivio indipendente, e numerose attività autogestite per cui non smetteremo di cercare una o più case.

Nel frattempo, dopo due anni impiegati dal Comune per ricostruire la piantina del cassero, e concludere che quell’edificio non era adatto agli scopi istituzionali per i quali si millantava l’urgenza dello sgombero, l’immaginifico ufficio della normalizzazione cinica (Ufficio dell’immaginazione civica), ha annuciato un nuovo piano di rigenerazione urbana degli spazi comuni, dove, accanto ai soliti vecchi bandi per le associazioni che non più tardi di due anni fa erano considerati obsoleti, si fa riferimento alla messa a punto di non meglio specificati “nuovi strumenti”.

Tra i nuovi spazi da rigenerare rispunta anche l’immobile di via del Porto, quello che doveva ospitare Atlantide prima che lo sgombero arrivasse a interrompere la trattativa in corso da mesi con l’assessorato alla cultura, che nel frattempo è stato parzialmente ristrutturato grazie a un progetto tecnico gentilmente offerto dai collettivi di Atlantide.

Le realtà autogestite della città hanno continuato in questi anni a confrontarsi pubblicamente sulle diverse esperienze e pratiche concrete e a ripensare le forme anche giuridiche del rapporto con l’amministrazione che non ci costringano a cammuffarci da start up, da sportello di servizi alle famiglie o da pie sorelle della misericordia. Un discorso comune in grado di rispettare l’autonomia e le differenze tra le esperienze autogestite diventa fondamentale per non consentire all’Amministrazione interventi ad hoc per selezionare politicamente gli interlocutori.

Continuiamo a parlarne con il Comitato per la difesa e la promozione delle autogestioni, Xm24 e tutte le realtà che vorranno intervenire.

Seguirà cena di autofinanziamento dei progetti di Atlantide e delle spese legali, video & musica.

Menù in aggiornamento!

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Contro ogni sgombero, per l’Autogestione, riapriamo TUTTO

Lo sgombero di esperienze sociali da tempo attive a Bologna come Làbas e Crash  rappresenta, oltre che un fatto inaccettabile, un atto di vile violenza inflitto a tutta quella parte di città, solidale e accogliente, che ogni giorno lavora per costruire convivenza e reti  di solidarietà praticando l’autogestione.

Come già in altre occasioni, anche oggi vogliamo ribadire che “se toccano uno, toccano tutte”.

Le esperienze sociali autogestite hanno sempre espresso, nella loro diversità, una grande capacità di intervento e di iniziativa autonoma sui territori e sulle loro contraddizioni, che riconosciamo come un valore primario collettivo. All’interno degli spazi autogestiti si
produce una visione nuova della città nel suo insieme, una città profondamente diversa e che resiste alle forze della speculazione e della mercificazione con le forze della critica, della solidarietà, della creatività in tutti gli ambiti della vita sociale. Non possono essere intesi come dei semplici erogatori di servizi a costo zero per supplire alle deficienze del  welfare, secondo il principio oggi tanto decantato della sussidiarietà. E’ per cambiare un mondo eretto sull’ingiustizia, lo sfruttamento, lo scempio della dignità umana, che questi spazi esistono e continuano a lottare per crescere e moltiplicarsi.

La difesa delle esperienze autogestite in questa città non è iniziata,né tanto meno può terminare il 9 settembre. Se davvero vogliamo accumulare la potenza che serve perché si possa determinare quel cambiamento reale che collettivamente vogliamo, dobbiamo coltivare e far crescere l’enorme ricchezza costruita in anni di iniziative solidali e relazioni orizzontali.

Per questo sabato saremo presenti e per dar voce alla molteplicità delle istanze oggi rappresentate nel vasto mosaico delle esperienze autogestite e di conflitto sociale in questa città, alla manifestazione del 9 settembre partiremo alle 14.30 da Piazza dell’Unità.

Per ribadire che l’autogestione non è fine a se stessa ma vuole aprire crepe in una città sempre più vetrina per turisti e sottratta a chi la abita; per denunciare l’irresponsabilità di coloro che pretendono di trattare le pratiche dell’autogestione come un problema di ordine pubblico ma soprattutto per costruire insieme un orizzonte di possibilità in un mondo liberato dallo sfruttamento, dalla sopraffazione e dal pregiudizio razzista.

Comitato per la Promozione e la Tutela delle Esperienze Sociali Autogestite

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“Houston, we’ve had a problem…” SEGUI L’UNICORNO @ BolognaPride

 “Houston, we’ve had a problem…”

Bologna, abbiamo un problema

Spezzone trans* transfemminista queer al corteo del Bologna Pride

Sabato 1 luglio, piazza dei Martiri, ore 15.00

SEGUI L’UNICORNO!

L’astronauta del Bologna Pride ci osserva: non sappiamo chi si nasconda sotto il suo scafandro, ma sappiamo che non si è spogliato dal privilegio della protezione e della forza, né delle retoriche coloniali della conquista e dell’annessione di nuovi territori inesplorati. L’astronauta ci parla: scimmiotta la nostra lingua, parla di spazi, autogestione, unicorni, ma non capisce il nostro accento marcato. Pare disorientato, con la sua bandierina rainbow e sopra le due torri, mandato a mettere al bando ogni popolazione aliena e a territorializzare il simbolo svuotato delle lotte frocetrans. Forse ha già capito che il satellite dell’amore continua a girare e forma un’ellissi troppo eccentrica per il suo casco sferico, che solo seguendo l’unicorno ci si potrà addentrare in questa space oddity!

Abbiamo molti problemi, Houston. L’ultimo, solo mercoledì sera, proprio nei giorni in cui il governo della città ha confessato di non avere la più pallida idea di cosa farsene del Cassero. Quello di Porta Santo Stefano, obviously, sgomberato il 9 ottobre 2015 e restituito alla polvere dopo 17 anni di Atlantide.

Di quel vuoto, ha lasciato che si approfittassero quaranta fascisti. Protetti da un cordone di polizia che aveva appena menato i compagn* di Labas, sullo sfondo del muro voluto dal Re Murala per mettere a bando transfemministe queer e punks, hanno intonato “boia chi molla” e altre amenità a mano tesa, rivolgendosi contro compagne e compagni del Berneri. La perfetta rappresentazione plastica dell’unico rilevante risultato politico e sociale che la gestione degli spazi di proprietà pubblica di questa nuova vecchia giunta, che ha anche il coraggio di definirsi “femminista”, è riuscita ad ottenere: via le femministe le froce e i punks e spazio ai fascisti! Che orgoglio.

Ma noi siamo aliene e preferiamo seguire l’unicorno.

Ma l’unicorno dov’è?

Scalpita nell’orgoglio di froce, lelle e trans*, di soggettività eccentriche e precarie; nell’impossibilità di lasciarsi assorbire in modelli di vita e logiche di potere costruite per reprimerci, nella costruzione e difesa di spazi di autodeterminazione, dove poter esprimere e tra(n)sformare i nostri desideri, i nostri bisogni e la nostra sessualità a partire da noi stess*

Nel rifiuto della rispettabilità, della normalizzazione o di un passing normativo, del controllo e dell’autocontrollo in nome della promessa di riconoscimento.

Ma l’unicorno dov’è?

Era all’Atlantide e in tutti gli spazi occupati e autogestiti, come Xm24, dove altre aliene resistono all’esproprio di ciò che è comune ad opera dei conquistatori.

L’unicorno salta nella Consultoria transfemministaqueer, dove ci riappropriamo di salute, benessere, piacere e di corpi in relazione contro il potere biomedico, contro la logica gerarchica dei servizi, perché sappiamo che il servizio che le istituzioni vogliono costringerci a offrire non è nient’altro che il nostro lavoro capitalizzato di cui si appropriano.

L’unicorno scalcia contro il decoro: il Pride non è sfilare sulla passerella coperte con vestiti che non possiamo nemmeno permetterci, solo per sembrare decorose, per essere accettate da Luxuria. Combatte con il suo corpo eccentrico il decoro urbano imposto dal decreto Minniti-Orlando, che viene usato per espellere trans, lavoraori/ici/* sessuali, corpi fuori norma, migrant* e clandestin* e per togliere agibilità politica alle lotte sociali. Alle lotte di chi vive condizioni materiali precarie, come molt* di noi trans, lesbiche e gay.

Per questo non possiamo diventare modello per la civilizzazione, non vogliamo partecipare alla retorica della conquista di nuove frontiere se non siamo capaci di abbattere quelle che ci sono già – quelle dei nostri privilegi, del privilegio bianco, della classe, della cittadinanza, del binarismo.

L’astronauta è mandato dall’Impero per cacciarci o costringerci ad essere brav* cittadini*, lavorator* di successo, consumator* mirati, mogli e marite, madri e padri. In cambio di protezione vuole fare di gay e lesbiche un’immagine modello di civiltà per propagare razzismo e lotta al degrado, per colpevolizzare la miseria e la povertà. Ci impone di riporre nel privato la nostra indecente diversità e diventare persone normali. Ma i nostri corpi, sessualità e generi eccedono, non saranno l’arcobaleno sul vessillo dell’Impero. Noi siamo la popola nomade e alien*, siamo l’unicorno di Troia e di troie, favolose e indecorose spezzeremo dall’interno l’ingranaggio di un potere che non ci avrà!

Spezzone trans* transfemminista queer al corteo del Bologna Pride.

Sabato 1 luglio, piazza dei Martiri ore 15.00.

Laboratorio Smaschieramenti

Atlantide

Consultoria transfemministaqueer

 

http://smaschieramenti.noblogs.org  | fb: laboratorio smaschieramenti http://consultoriaqueerbologna.noblogs.org | fb:  consultoria TransFemminista Queer http://atlantideresiste.noblogs.org | fb: atlantideResiste

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Un altro muro democratico nella città della collaborazione

Ieri mattina in Bolognina si è svolta una violentissima operazione di sgombero e il quartiere è stato inghiottito per molte ore dallo stato di eccezione neoliberista. Con la complice insipienza del governo politico della città, la gestione bolognese del cosiddetto “ordine pubblico” è riuscita a negare contemporaneamente: il diritto alla casa alle 84 persone che da due anni e mezzo autogestivano i propri bisogni negli stabili occupati di via Mario De Maria 5 e 7, il diritto di cronaca a giornalisti e giornaliste, il diritto a raggiungere il presidio sanitario di via Tiarini a cittadine e cittadini e il diritto al transito a lavoratori e lavoratrici pendolari. Mentre per il Comune lo sgombero si sarebbe svolto “serenamente”, dunque, la realtà dei fatti ci dice tutt’altro. Per ristabilire più efficacemente i privilegi della proprietà privata e il suo “diritto” alla speculazione, alle consuete manganellate sulle teste sono stati aggiunti l’utilizzo di spray urticanti contro le/gli occupanti resistenti, bambini compresi, il sequestro dei telefoni per cancellare foto e video che testimoniavano la brutalità dello sgombero e l’inseguimento di corsa, persino tra le auto, del presidio solidale, caricato più e più volte per allontanarlo e disperderlo. Così come, con metodi solo apparentemente meno violenti, l’intervento postumo, emergenzialista e normalizzante del Comune ha fatto in modo che i legami sociali costruiti in anni di vita in comune venissero spezzati, che la comunità sgomberata venisse smembrata, separata e ostracizzata dalle mura cittadine. A un anno dallo sgombero di Atlantide, dopo un’ininterrotta e sempre più violenta serie di sgomberi, vengono eretti altri muri: si impone così, ancora una volta, il progetto “democratico” di città che cerca di costruire una società civile a propria immagine e somiglianza attraverso la retorica della “collaborazione civica” mentre criminalizza le esperienze sociali quando si autorganizzano per cercare di resistere ai processi di gentrificazione ed esclusione sociale in corso in città. La “legalità” e il “rispetto delle regole” si configurano, oggi più che mai, come uno spietato strumento di produzione, riproduzione e legittimazione delle diseguaglianze sociali. Diventa quindi sempre più urgente mettere in campo una potente risposta comune che dia valore alla resistenza collettiva e alla solidarietà, oltre gli steccati dell’attivismo, per costruire un altro genere di città.

Le Atlantidee

viademaria5
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“Il genere” secondo Atlantide: presentazione performativa 8ott_ore 16@duetorri

Sabato 8 ottobre, dalle ore 16, in piazza di porta Ravegnana, a Bologna

il Centro di ricerca indipendente e archivio eccentrico transfemministaqueer “Alessandro Zijno” di Atlantide è lieto di invitarvi

alla presentazione performativa di

Il genere tra neofondamentalismo e neoliberismo (ombrecorte, 2016)

Partecipano la curatrice Federico Zappino, e numerose a(u)ttrici.

bannerilgenere8ott

Il 9 ottobre sarà passato un anno dallo sgombero di Atlantide. Intanto arrivano degli avvisi di fine indagine per occupazione e danneggiamento a due compagne, individuate durante il percorso di confronto con il Comune di Bologna sul trasferimento di Atlantide in via del Porto 11/2: uno spazio tuttora vuoto e inutilizzato, così come il Cassero di Porta Santo Stefano. Come abbiamo denunciato a giugno dal palco del BolognaPride, è questo che accade nella “città della collaborazione” a chi dialoga con le istituzioni ma lo fa da una posizione autonoma, da pari a pari, e rivendicando l’autogestione.***

Nonostante questo, Atlantide non è morta, ma è più viva che mai ed è ovunque. Il Centro di ricerca indipendente e l’achivio queer eccentrico che abbiamo voluto intitolare alla nostra indimenticabile compagna Alessandro Zijno lavora per conservare e diffondere i saperi che nascono dalle lotte frocie.

Il centro inaugura la sua attività proprio partendo dalla presentazione performativa di un libro scritto collettivamente, che è già un archivio del presente e una mappatura delle lotte TransfemministeQueer, delle teorie dal basso e dei saperi del movimento.*** Saperi che nascono e circolano nelle strade, nelle piazze, negli spazi autogestiti e che in piazza ritornano, per sottolineare che non c’è sussunzione dei saperi che possa neutralizzare le soggettività in lotta. E che il bisogno di spazi autogestiti e transfemministi queer è sempre urgente, anche per sabotare l’accademia e l’industria culturale neoliberali.

Come emerge dai contributi del libro, il campo e il potenziale di risignificazione e sovversione della categoria “genere” indica anche lo spazio di agibilità politica per le soggettività transfemministequeer schiacciate tra la controffensiva neofondamentalista da un lato e attirate dalle promesse del neoliberismo dall’altro. Nella resistenza contro sentinelle in piedi e nogender, che ormai possono ufficialmente vantare tra le loro fila papasanfrancisco, nella sottrazione al diversity management delle imprese gay friendly e nel rifiuto dell’omonazionalismo che arruola gay e lesbiche nella cornice nazionalista e islamofobica, si apre lo spazio di autodeterminazione che vogliamo materializzare nello spazio pubblico con la performance.

Abbiamo immaginato il centro di documentazione come un archivio dei sentimenti, dei saperi e delle pratiche politiche trans-femministe-frocie: uno spazio di intersezione tra attivismo e ricerca e di riflessione sulla loro relazione, perché vogliamo pensare all’attivismo come una forma di ricerca e alla ricerca come una forma di attivismo, e ad entrambe come pratiche incorporate e situate. Il centro sarà un luogo di critica alle forme di storicizzazione e di memoria, uno spazio di produzione di una genealogia del presente, una potenzialità sempre aperta di condividere saperi indisciplinati.

Il centro di ricerca e l’archivio queer prenderanno la forma che vorremo dargli collettivamente, per questo chiediamo a ognun* di portare in piazza un oggetto o un’idea che ritiene importante o necessario includere in un archivio pensato non per museificare o cristallizzare la nostra storia in una memoria inerme, ma per potenziare soggettività e lotte nel presente.

*** guarda il video dell’intervento di Atlantide sul palco del BolognaPride016

*** ascolta l’intervista sul libro del Lab Smaschieramenti a Radio Città del Capo

::: partecipa all’evento FB :::

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A un anno dallo sgombero di Atlantide, torniamo in piazza

sab 8 ott 16 – A un anno dallo sgombero di Atlantide…

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Ciao Luki…

E’ vero quello che in tante e tanti hanno ricordato in questi giorni: Luki c’è sempre stata; l’abbiamo sempre vista, era impossibile non vederla, materializzava per tutte la potenza della visibilità lesbica nello spazio pubblico.

Partendo da posizionamenti apparentemente diversi abbiamo intrecciato e costruito insieme percorsi comuni, riconoscendoci e cambiandoci reciprocamente.

E’ l’attivista che da lesbica separatista ha saputo costruire alleanze con il movimento transfemminista frocio, contribuendo con le Fuoricampo lesbian group a momenti importanti di intersezione delle lotte come il coordinamento Facciamo Breccia, la rete putalesbotransfemministaqueer e la lunga resistenza di Atlantide.

Ciao Luki. Porteremo sempre con noi, nelle nostre lotte e nelle nostre vite, la tua forza, la tua determinazione e curiosità.

Questa mattina saremo insieme a tutte le altre per salutare Luki e stringerci intorno alle compagne che le sono state più vicine al centro delle donne in via del Piombo 5 dalle 11 alle 14.

Le Atlantidee

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Il Pride non è la Festa del Ringraziamento

Il Bologna Pride di quest’anno cade in una strana transizione di governo della città. Il piano liscio della apparente continuità “democratica” è stato infatti irrimediabilmente increspato dai precedenti cinque anni di amministrazione e la nuova giunta non può dunque sperare che il consenso ottenuto con gli appelli al voto di “paura” in chiave anti-leghista, peraltro piuttosto tiepido, possa avere effetti duraturi.
Crediamo che alcuni posizionamenti espressi in seno all’associazionismo nell’ultima fase della campagna elettorale siano espressione di una comprensibile necessità di conservare spazi di agibilità politica per la comunità LGBT e femminista in questa città e che questo la dica lunga su quanto i processi di ristrutturazione delle forme del potere in senso autoritario stiano invece restringendo il nostro campo d’azione.
Giova certamente, quindi, ricordare e ricordarci ancora una volta che quegli spazi, simbolici e materiali, mai ci sono stati concessi, ma che sono invece stati conquistati in decenni di mobilitazioni e di lavoro politico e sociale, di tutti e di tutte.
Il governo della città e del paese non può dunque aspettarsi “riconoscenza” e “gratitudine” eterna e incondizionata di donne, gay, lesbiche, trans*  per un “riconoscimento” temporaneo e condizionato attraverso atti minimali e da lungo tempo dovuti.

Il tentativo di costruirsi un’immagine gay-friendly giocando al ribasso sulle nostre vite attraverso la legge sulle unioni civili, infatti, non regge di fronte ai molteplici piani di esclusione che il “mercato” del riconoscimento, direttamente o indirettamente, porta con sé. Continuano infatti a non avere “cittadinanza” non solo tutte quelle forme di relazione e affettività che viviamo e che non riproducono il modello della famiglia eterosessuale, ma anche i figli e le figlie delle coppie omosessuali. Rimangono escluse le masse di froce lesbiche e trans precari*, ipersfruttat* o disoccupat*, le cui vite anche affettive e sessuali sono distrutte dalla mancanza di casa, reddito, tempo libero dal lavoro, di spazi di socialità e di soggettivazione politica non commerciali/non istituzionali. Vengono continuamente ostracizzate le froce, lesbiche trans* migranti che insieme a tutt* coloro che provano ad entrare nella fortezza europa o a camparci decentemente, vengono deportat*, perseguitat*, marginalizzat*, anche con la scusa della difesa di una presunta “civiltà” dalla “barbarie”.
Ma come non siamo disposte a lasciare che la nostra lotta contro eteronormatività e sessismo venga strumentalizzata dalla destra neofondamentalista per alimentare razzismo e islamofobia, non siamo nemmeno disposte a mostrare gratitudine per i tentativi neoliberali di includerci in un sistema che produce violenza e miseria.

Nello sconsolante panorama italiano, segnato da un discorso pubblico pesantemente omofobico, da una grave “arretratezza”, sia sul piano dei diritti civili LGBT, sia su quello della giustizia sociale, le campagne pubblicitarie costruite da alcune aziende in favore delle “nuove famiglie”, hanno infatti avuto grande visibilità nel recente dibattito sulle unioni civili. Un posizionamento ammiccante che è stato salutato da molti come coraggioso e autentico, quasi fosse disinteressato, tanto che nessuno si è azzardato a definirlo per quello che è: una pratica di pinkwashing aziendale che propaganda un’immagine dell’impresa favorevole alle diversità di genere e sessualità per ottenere un ritorno in termini di vendite e per ripulirla da altre pratiche molto meno presentabili rispetto al mantra della responsabilità sociale: quelle che rendono sistematico lo sfruttamento del lavoro precario con turni massacranti, la partecipazione alla speculazione finanziaria e lo sfruttamento dell’ambiente sociale e naturale.

Al premio di consolazione rappresentato dalle promesse di riconoscimento di progetti di vita privati, di talenti e competenze individuali, o di progetti collettivi in cambio della loro trasformazione in impresa o servizio, noi continuiamo a preferire il lusso della critica ai dispositivi di valorizzazione capitalistica di tutte le soggettività e continueremo ad opporre i legami di solidarietà e affetto e la sperimentazione di reti di neomutualismo che emergono dall’autogestione e dall’autorganizzazione transfemminista queer.

Per questo non smetteremo di aprire spazi, fisici e politici, per radicare i percorsi di lotta e autodeterminazione di gay, lesbiche, trans* e, al tempo stesso, continueremo a debordare e contaminare lo spazio pubblico: spazi fisici come Atlantide, che abbiamo abitato per molti anni, spazi politici di contaminazione del discorso pubblico, come le reti che abbiamo contribuito a costruire, dalla Favolosa Coalizione al Sommovimento nazioAnale. Spazi e percorsi di autonomia transfemminista queer ai quali anche il governo di questa città ha scelto di rispondere con muri e sgomberi, tentando di ridurne il portato sociale e politico a una questione di ordine pubblico.
Per questo, non ci sentiranno ringraziare per quello che ci siamo orgogliosamente conquistate, non ci vedranno festeggiare le briciole concesse con le unioni civili, ma continueranno, piuttosto, a vedere la propria faccia sbattuta sui loro stessi muri.

Le Atlantidee

L’appuntamento per chi vuole concentrarsi e partecipare con noi e la Favolosa Coalizione al corteo del Pride è per domani, sabato 25 giugno, al Parco del Cavaticcio, entrando dal cancello di via Azzo Gardino, dalle 14.30 in poi!

bricole

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Veniamo Comunque

Dopo aver fortemente voluto e rivendicato lo sgombero di Atlantide lo scorso ottobre, martedì il sindaco uscente si è spinto fino a invocare la repressione delle libertà democratiche fondamentali, ipotizzando che una manifestazione nazionale LGBT e femminista come quella del 21 maggio possa essere vietata per le beghe della sua campagna elettorale e il suo bisogno di scavalcare a destra chiunque, anticipando e legittimando l’istituzione di una “zona rossa” permanente attorno ai Casseri di Porta Santo Stefano.

La retorica delle regole e della legalità è evidentemente sfuggita di mano al PD, che ha perso del tutto il senso della misura, accecato dalla “volontà di punire” tutto ciò che non si allinea e non “collabora” a un progetto di città omologata, e forse anche infastidito tanto quanto Ilaria Giorgetti dalla presenza visibile e gioiosa, domenica pomeriggio davanti ad Atlantide, di lesbiche gay e punk. Dovranno rassegnarsi al fatto che sgomberare e chiudere gli spazi autogestiti non significa far uscire dalla scena (pubblica) i soggetti che li hanno fatti vivere e che anche fuori da questi spazi continuano ad auto-organizzarsi autonomamente.

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Bologna Brucia

Ci vediamo oggi pomeriggio 8/5/2016 davanti ad Atlantide per il Bologna Brucia, e lunedi’ alle 20.30 al Centro delle Donne, via del Piombo 7, per l’assemblea #CheGenerediCittà 3.0

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