DOPO QUEL MURO, CHE GENERE DI CITTÀ?

Assemblea pubblica | Mercoledi’ 21 Ottobre – h 20.30 – Sala da ballo del centro sociale “Saffi”, Via Ludovico Berti 2/10 (Giardini Pierfrancesco Lorusso)

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Lo sgombero di Atlantide ha spazzato via la possibilità di un confronto politico aperto, pubblico e trasparente tra esperienze sociali e istituzioni rappresentative sulla gestione degli spazi pubblici. Uno sgombero che ha voluto chiudere un’esperienza di 17 anni di autogestione, colpendo al cuore le froce, le lesbiche, i/le trans, le femministe, i punk e tutte le soggettività per le quali il bisogno di spazi di autodeterminazione, sperimentazione sociale e politica, socialità e produzione di saperi dal basso, è un bisogno vitale, di sopravvivenza.

Quel muro, eretto sulla porta del Cassero di Porta Santo Stefano, è il segno molto concreto di una profonda frattura che si è aperta non solo nel rapporto tra l’amministrazione e il mondo lgbt e femminista, tra l’amministrazione e gli spazi sociali autogestiti, ma anche nel rapporto con tutto l’ampio mondo dell’associazionismo bolognese.

E’ ormai evidente a tutte e tutti, infatti, che il governo della città potrebbe mettere in discussione, traslocare, sfrattare, sgomberare uno qualunque dei numerosi progetti culturali, sociali e politici che caratterizzano positivamente dal basso la vita di questa città. Da un momento all’altro, unilateralmente, infischiandosene anche di impegni messi nero su bianco.

Il licenziamento dell’assessore alla Cultura Ronchi ha trascinato con sé non solo l’ipotesi di una sede alternativa per i nostri progetti, ma anche il percorso di riconoscimento formale dell’autogestione a cui stavamo lavorando da più di un anno, con il contributo del “Comitato per la promozione e la tutela delle esperienze sociali autogestite”: un tentativo che rivendichiamo e che oggi vogliamo riaprire e rilanciare.

Siamo infatti convinte che in questa città siano tantissime le esperienze di aggregazione spontanea, partecipazione diretta, produzione autonoma di arte e saperi e cittadinanza attiva che non sono disposte a mettere il proprio sincero impegno politico, sociale e culturale nelle mani del primo offerente, pur di garantirsi uno straccio di futuro, e che non vogliono restringere la propria libertà di espressione in cambio di qualche briciola di risorse pubbliche.

I dispositivi messi in campo finora dall’amministrazione comunale, per rapportarsi alle diverse forme di autorganizzazione che fanno vivere questa città, si sono rivelati tutt’altro che funzionali a favorire una reale partecipazione dal basso. Abbiamo visto usare le convenzioni come arma di ricatto, per dividere i “buoni” dai “cattivi” e criminalizzare il dissenso. Abbiamo visto trasformare i bandi in uno strumento per abbassare il costo del lavoro nei servizi sociali, come riempitivo dei buchi di bilancio dei lavori pubblici o del welfare ormai in dismissione. Abbiamo visto usare i patti di collaborazione per riprodurre logiche clientelari sotto l’egida dei “beni comuni”.

Sentiamo che in questo momento viene messa in discussione l’esistenza stessa delle realtà che si occupano quotidianamente di “rigenerare” i legami sociali in questa città, ma siamo anche certe che qualunque sarà il governo che si insedierà nei prossimi mesi a Palazzo d’Accursio, non potrà non fare i conti con questa ricchezza sociale.
E’ necessario, quindi, che tutte queste esperienze mettano in comune intelligenze e strategie per costruire un laboratorio di confronto, per elaborare strumenti di r/esistenza alla cooptazione, alle promesse elettorali e al commercio al dettaglio di favori a chi giurerà di allinearsi.

Le Atlantidee invitano tutte le singole e i singoli, i gruppi informali, i collettivi, le associazioni interessate a questo percorso a partecipare all’assemblea pubblica che si terrà il giorno 21 Ottobre 2015, presso la Sala da Ballo del Centro Sociale Saffi, via L. Berti 2/10, alle ore 20.30. Per discutere della gestione degli spazi pubblici, del ruolo che hanno le esperienze sociali nella nostra città e per potenziare gli spazi di agibilità sociale e politica di tutte e tutti.

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One Response to DOPO QUEL MURO, CHE GENERE DI CITTÀ?

  1. Daniela Valdiserra says:

    Certe voci volano libere comunque, sappiatelo. Nessun muro le può zittire.

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